COMUNICATO STAMPA DI PRESENTAZIONE ANDERSEN FESTIVAL 2015

ANDERSEN FESTIVAL 2014 BAIA DEL SILENZIO

 

18 a EDIZIONE DI ANDERSEN FESTIVAL DA GIOVEDÌ 4 A DOMENICA 7 GIUGNO 2015 LA RICERCA DELLA FELICITA'

In occasione del Premio H.C. Andersen-Baia delle Favole, da giovedì 4 a domenica 7 giugno 2015, Sestri Levante ospiterà la diciottesima edizione di Andersen Festival, la grande e ormai nota kermesse internazionale di spettacolo per luoghi pubblici che nelle ultime edizioni ha avuto l'Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica ed è stata inoltre insignita della "Targa d'argento". Curato fin dalla nascita da Artificio 23, con la direzione artistica di Leonardo Pischedda il Festival nel 2014 ha totalizzato 75.000 presenze in 101 spettacoli e 3 mostre, circa 75.000 presenze. Sestri Levante sarà nuovamente invasa da artisti e compagnie di tutto il mondo, con appuntamenti per tutti i gusti: spettacoli, performance, incontri, arte e musica per adulti e bambini, nella splendida cornice della Baia del Silenzio – con il suo famoso palco sull’acqua - e in altri punti della città il cui fascino, paesaggistico ed architettonico, è ingrediente fondamentale di un successo che cresce di edizione in edizione.

LA RICERCA DELLA FELICITA’ sarà il tema/filo conduttore di alcuni degli eventi speciali proposti in questa edizione 2015. La felicita e’ un diritto umano essenziale. Sia Confucio che Socrate affermano che la felicità e la crescita personale siano i più grandi scopi dell’esistenza e l’obiettivo centrale dell'educazione. La Costituzione americana, scritta nel 1787, iscrive tra i diritti inalienabili degli esseri umani, la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità. E poi, come dice Freud, non esiste una Felicità valida per tutti. La filosofia, la scienza, la letteratura, la teologia si confrontano da sempre con questo inafferrabile concetto e Andersen Festival, giunto al suo diciottesimo anno, età che viene definita maturità, non si può certo sottrarre, indagando come di consueto, nella direzione tracciata attraverso gli strumenti della narrazione e dello spettacolo dal vivo.

L’aspetto urbanistico e paesaggistico rafforza la qualità delle proposte internazionali: tanti spettacoli ma anche ospiti da tutto il mondo e una particolare attenzione all’arte come strumento per lo sviluppo sociale nella sezione Realtà del mondo, inaugurata nel 2006 con la scuola d’arte cambogiana di Phare Ponleu Selpak. Ogni anno nella sezione Realtà del Mondo si approfondisce la conoscenza di realtà che hanno segnato la Storia del mondo. Per il 2015 si e’ scelto di puntare lo sguardo su SARAJEVO, a 100 anni dal 1914 e a 20 anni di distanza dalla fine dell’assedio più lungo della storia moderna; luogo dove il “secolo breve”, il Novecento, iniziò e terminò; che ha visto scorrere la storia, passare regni e popoli, culture e religioni. Terra di frontiera, linea di confine, incrocio di tanti destini nella porta di accesso e transito tra Oriente ed Occidente. Un esercizio di memoria per rendere ancora più chiaro a tutti noi il valore della pace in singolare coincidenza con la visita del Papa nella città proprio negli stessi giorni del Festival

Negli anni il Festival, promosso dal Comune di Sestri Levante e a cura di Artificio 23, ha visto il contributo di Regione Liguria, Provincia di Genova, Compagnia di San Paolo, Carispezia – Gruppo Cariparma, Crèdit Agricole, Coop Liguria, Fondazione Carige, Arinox Idrotigullio, Veolia, Sap, Banca Carige, Fondazione Mediaterraneo, Aipa, Cemusa, Arcus, Università degli Studi di Genova, Atp, Goethe Zentrum Genoa.

Nel 2013 e nel 2014 ha ottenuto il finanziamento del Ministero Beni e Attività Culturali/Spettacolo dal Vivo.

 

 

SARAJEVO CITTA’ SIMBOLO DE “IL SECOLO BREVE” 1914: L'anno che ha cambiato il mondo

Il 28 Giugno 1914 uno studente di 19 anni, Gavrilo Princic, assassinò a Sarajevo l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, avviando una serie di eventi che avrebbe portato allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. A Sarajevo, cento anni dopo, nel settembre 1994, venne posto fine all'assedio più lungo della storia moderna: la guerra in Bosnia Erzegovina, una delle tappe che portò al definitivo scioglimento della Jugoslavia di Tito, da allora denominata “ex Jugoslavia”. Se esiste un luogo in Europa che simboleggia l’incrocio tra l’Est e l’Ovest del continente, questa e’ Sarajevo. E’ qui che gli imperi Bizantino ed Ottomano da Est e gli Imperi prima di Roma, poi di Venezia ed infine di Vienna da Ovest hanno portato le loro culture, le loro tradizioni e le loro religioni. Solo pochi posti al mondo condividono nella stessa città, a volte nella stessa piazza, chiede ortodosse e cattoliche, moschee e sinagoghe. Sarajevo, in particolare, e’ il frutto di una secolare lotta contro forze esterne con la contemporanea capacità di assimilare e far proprie tutte le influenze che venivano da fuori, in un mix davvero unico. Mentre in altre parti della Bosnia Erzegovina vi sono ancora rancori etnici evidenti, a Sarajevo persiste una lunga tradizione di società multi- etnica. Sarajevo e’ una città ospitale ed amichevole. Le colline e le montagne che la circondano hanno da sempre, in un certo senso, isolato Sarajevo, creando un mondo a parte, che allo stesso tempo ha sempre tenuto aperte le sue porte al resto del mondo. Negli anni ’90 del secolo scorso la città stava per scomparire, all’innescarsi di un odio cieco e assurdo, che non veniva da qui, bensì dal resto della Bosnia e dagli altri stati di quella che sta diventando la “ex Jugoslavia”. Facendo un salto all’indietro di venti anni, durante l'Operazione Tempesta, condotta dai croati per riportare sotto il loro controllo le zone abitate dai serbi in Dalmazia e Slovenia, causarono fra 1.400 e 3.400 morti e più di 250 mila persone furono costrette a lasciare le loro case. Diversi comandanti croati furono riconosciuti colpevoli di pulizia etnica da parte del Tribunale per l'ex-Jugoslavia.

La Nato per Sarajevo

Tre settimane dopo, il 30 agosto 1995, per piegare la resistenza serba, l'aviazione della Nato lanciò raid sul territorio distruggendo le basi militari più importanti e le vie di comunicazione. Il 14 settembre 1995, dopo due settimane di attacchi aerei, i serbo- bosniaci ritirarono le armi pesanti intorno a Sarajevo, ponendo fine ad uno degli assedi più lunghi della Storia Moderna. La fine della guerra era all'orizzonte. Il presidente serbo Slobodan Milosevic incontrò Franjo Tudjman e Alija Izetbegovic ponendo fine alla guerra guerra civile jugoslava con la firma dell'accordo di Dayton sotto l'egida americana. Il bilancio totale della guerra fu di 250 mila morti e centinaia di migliaia di sfollati.

La resa dei conti. Nel 2001, il primo ministro serbo Zoran Đinđić consegnò Milosevic al Tribunale per l'ex- Jugoslavia. Il leader serbo fu trovato morto per un attacco di cuore nella sua cella del carcere dell'Aja la mattina dell'11 marzo 2006. Il 4 febbraio del 2003 la Repubblica federale di Jugoslavia divenne Unione di Serbia e Montenegro. Le due Regioni hanno ottenuto l'indipendenza con il referendum del 21 maggio del 2006 che ha sancito la nascita di due Stati indipendenti. Nel 2009, il Kosovo ha proclamato unilateralmente l'indipendenza dalla Serbia.

Bernard Henry Levy in un suo articolo ricorda Alija Izetbegovic (attivista, avvocato, filosofo e politico bosniaco, Presidente della Bosnia ed Erzegovina dal 1990 al 1996 e membro della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina dal 1996 al 2000), il quale negli anni ’70 aveva pubblicato un manifesto “Dichiarazione islamica”, dalle sfumature fondamentaliste. Ma con la guerra in Bosnia ecco nascere un nuovo Izetbegovic, capo politico e militare di una Resistenza che porterà alla fine la bandiera multietnica e multi confessionale. E ricordo un giorno dell’Agosto 1992 quando inviò una unità di élite per proteggere dalle bombe serbe la Haggadah Di Sarajevo,un manoscritto miniato fra i più antichi del mondo, che a suo tempo un imam aveva già salvato dal furore nazista.